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My name is Ale Fernandez. I live in Barcelona, Spain and I'm Chilean and Italian.
I am a web developer, artist and technical researcher.
I've lived in Scotland, Italy, Spain and England and career-wise I am interested in distributed systems and their applications to improvised performance and ecology.

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6/13/2017

Apuntes sobre "¿Qué son (y pueden ser) los comunes urbanos?"

Aquí para la posteridad mis apuntes del evento "¿Qué son (y pueden ser) los comunes urbanos? - sobretodo sobre la relación con los ayuntamientos y leyes de los espacios considerados comunes en la urbe: "un recorrido a través las prácticas y reflexiones sobre las nuevas formas de gestión de los bienes comunes, especialmente en el contexto urbano" .

Llegué tarde como siempre y me perdí la mayor parte de la introducción de Marco Apatricio con un punto de vista jurídico. Y como mucho era en italiano lo he escrito en esa idioma.. Traducción al fondo...


Disclaimer: Mi spiace e spero che altri potranno riassumere ma io intanto metto quello che mi ha colpito o venuto in mente mentre ascoltavo. / Lo siento pero solo he tomado nota de lo que me impacto o ocurrió mientras escuchaba. Este no es un resumen del taller!

Ana Mendez:
Regole di un comune:
  • Amministrato da un gruppo riconosciuto identificabile
  • Aperto
  • Si perpetua e si riproduce nel tempo
  • Contiene risorse che sono poste in comune senza esenzioni
La storia offre esempi intorno alla Spagna di spazi più o meno naturali che erano o sono ancora gestiti come un comune. Tipicamente questi spazi - anzi questo lo dice lo stesso Marx come origine del capitale: che questi spazi solitamente sono accerchiati dallo stato o dal potere privato che poi crea uno spazio commerciale o industria estrattiva per estrarre le risorse un tempo gestite tra la gente, e chi prima partecipava come eguale adesso può partecipare come operaio o dipendente di un padrone. Sarà questa una più precisa narrativa da considerare?

Giuseppe Miciarelli: l'asilo filangeri

(legenda: comune = ayuntamiento municipal, Comune = di uso universale)

L'Ex-Asilo è un edificio bellissimo a Napoli che fu vittima di una speculazione e lenta gestione da parte dello stato. si creò allora un collettivo culturale. A Napoli a differenza di Barcellona, il comune locale non ha soldi, e c'è la camorra. Quindi un gruppo che propone e dimostra capacità di amministrare uno spazio ha più possibilità se l'alternativa è la spesa di soldi che non ci sono.

Il Comune è una forma collettiva di accesso con forme di uso e gestione comune

Domande (che mi sono sorte):
  • È pubblico o dovrebbe esserlo? forse un tempo quello che si intendeva come pubblico poteva essere visto come qualcosa di Comune. Adesso questo istituzionalismo diventa troppo grande e complesso e crea i propi problemi dove ad esempio i lavori pubblici vanno fatti sempre dalle stesse poche aziende e uno spazio di autogestione non può allora auto-costruire.
  • La giurisdizione locale (il comune) di uno stato capitalista, colpevole di privare la gente di beni comuni e di trasformarli in industria estrattiva, può essere ente gestore di un vero Comune?
Nel regolamento pubblico ci sono associazioni e cooperative, che sono forme di una parte piccola di una comunità.

Questo è uno dei problemi dei Beni Comuni. devono avere sistemi di governance riconosciuti legalmente da uno stato capitalista se vogliono sopravvivere in un mondo capitalista.

Le forme legali sono gerarchiche. Allora cosa si potrebbe fare? La soluzione ha la spada a doppio filo ed è di creare una associazione, dove il presidente diventa una specie di martire per il gruppo, visto che gli corrisponde allora tutta la responsabilità legale della gestione di questo spazio. Quindi una proposta di definizione dei Beni Comuni.

(Cooperativa Integral Catalana: non si intende come cooperativa nel senso legale ma piu esteso. Quali sono allora i fattori che rendono legittimità o legalità agli spazi Comuni?)

La governance non può essere diretta. il potere popolare si fa sotto forma di gestione e controllo, non della parte strettamente tecnica o che richiede preparazione o insegnamento. Anche se parliamo di queste cose come utopie, nella storia i Comuni avevano regole dure, e punizioni per trasgressori.

Quindi il lavoro di commonizzare su queste linee è quello di stabilire forme legali che facciano più democratiche le stesse strutture capitaliste estrattive e di amministrazione pubblica privata o pubblica centralizzata. In fondo non è che lo stato capitalista e consumista sia così lontano o diverso dal mondo autogestito, e bisogna vederlo come qualcosa con molte sfumature e non come una linea unidimensionale.

I beni Comuni emergenti sono più piccoli che i comuni natural tradizionali:
  • spazi occupati / usati da una comunità di riferimento. 
  • Gestione e amministrazione diretta. 
  • Alcuni sono aperti solo a un gruppo ristretto mentre altri sono aperti in generale. 
Perché Can Masdeu ad esempio deve essere un bene comune, e altri spazi no? (Come l'esempio dell'hotel dove andavano tutti i soldati prima di andare al fronte durante la guerra civile). Emerge una richiesta e pratica di amministrazione diretta da parte di un gruppo di riferimento. (perché il Palau de la Musica non è comune? .- in certi sensi lo è per la partecipazione delle scuole o enti sociali locali - oppure la risposta è perché a Barcellona abbiamo il cinema Cinetika e tantissimi "cine al fresco" in tutti gli spazi aperti come gli orti comunitari)

La gestione comunitaria non è sufficiente da sola. A Napoli, l'asilo (flickr: lasilo) ha cercato un modo di coprirsi.

Normalmente se qualcuno vuole gestire uno spazio, l'amministrazione dice “fate un associazione e vi assegniamo il bene” - ma questa è un miraggio giuridico.
Abbiamo costruito una dichiarazione di regolazione con cui i cittadini, non solo chi accede ora, ma tutti, possano accedere. Questo documento dice come possono accedere, dopo quanto tempo diventi partecipante, come fai per esserlo, quali responsabilità ci sono ecc.

Esempi:
Can Battlo - cesión de uso con acuerdo informal con ayuntamiento mediante una asociacion(ass.veins la bordeta).

La strategia dell'asilo è molto diversa:
www.exasilofilangieri.ir/regolamento-duso-civico/

Questo regolamento permette di dire “La mia regola viene dal basso ma è un sistema di comunicazione all'esterno”.

Il Comune si può intendere meglio dall'intesa dei suoi estremi: uno spazio ridotto in territorio privato commerciale di estrazione o di consumo, o uno spazio completamente anarchico dove la polizia non entra. Fino a che punto questo comune è accettato o no dalle autorità? In realtà vari fattori e parametri fanno che un posto si possa considerare piú o meno uno spazio Comune.

In Siria, quando nella confederazione democratica a Rojava si formavano assemblee locali, bisogna vedere che accordi o associazioni formano con o verso istituzioni dello stato Sirio. Ho sentito l'esempio di una assemblea locale del canton di Cizre che decide di mettere apposto un edificio della strada accanto. Si mettono d'accordo con la mano d'opera, fanno un piano, e poi vanno dal sindaco (che riceve ancora le lira del governo di Assad), e questo gli da i soldi per comprare i materiali. In questo modo l'amministrazione dello spazio si può dire un comune dove lo stato partecipa in qualche modo, ma non necessariamente è un potere dominante ne del tutto accettato.

Fino a che punto allora, una dichiarazione come il regolamento d'uso civico dell'asilo può semplicemente rivolgersi all'umanità e non a un governo o gruppo capitalista?

Fino a che punto si può accettare che creare un Comune nuovo urbano significa una riduzione del potere dell'amministrazione ufficiale o pubblica, cioè riduce il governo centrale?

Mi chiedo anche come reagirebbe un governo di partiti all'idea di lasciare certo tipo di lavoro alla gente - un lavoro collettivo che figura come volontariato. Un bene quindi per l'amministrazione o mondo commerciale perché non bisogna più spendere su queste cose, o un male perché si creano spazi di dissidenza dove la gente riacquista la capacità di gestire loro stesse le loro vite senza appoggiarsi a un sistema estrattivo capitalista o gestito da una élite.

CASTELLANO:

Ana Mendez: reglas de común:
  • Administrado por un grupo identificable reconocido
  • Abierto
  • Se perpetúa de manera sostenible y se reproduce a través del tiempo
  • Contiene recursos que están en puestos en común sin excepciones
La historia ofrece ejemplos por toda España de espacios más o menos naturales que fueron o son todavía gestionadas como un Común. Normalmente, estos espacios - de hecho, esto lo dice el propio Marx como una fuente de capital: estos espacios suelen ser acercados por el poder estatal o privado que a su vez la convierte en un espacio comercial o de extracción de los recursos una vez gestionadas entre la gente, y quien antes participaba de igual a igual ahora puede participar como un trabajador o empleado de un jefe. Esta puede ser una narrativa para tener en cuenta?

Giuseppe Miciarelli: Ex-Asilo filangeri

L'Ex-Asilo filangeri es un hermoso edificio en Nápoles que fue víctima de la especulación y la gestión lenta por el estado. Se creó entonces un colectivo cultural que comenzó a utilizarlo. Ahora hay centenares de grupos de teatro, música y todo tipo de creación de cultura, que comparten recursos. En Nápoles, a diferencia de Barcelona, ​​la municipalidad local no tiene dinero, y está la Camorra. De esta manera, un grupo que propone y demuestra la capacidad para administrar un espacio tiene más posibilidades si la alternativa es gastar dinero que no hay.

El Común entonces es una forma colectiva de acceso a formas de uso y gestión común.

Preguntas (Tengo un montón):
  • Lo publico es común o lo debería ser? Tal vez un momento en que fue concebido podría ser visto como un Bien Comun, este institucionalismo excluye y llega a ser demasiado grande y complejo. Esto crea problemas donde los contratos como de las obras públicas se realizan siempre por las mismas pocas empresas y una plaza autogestionada no pueden entonces ser auto-construida. Can Battlo es una excepción, y el programa de solares para construir cooperativas del ayuntamiento (como cirerers florits en roquetes) es la confirmación: serán "auto-terminadas" por sus inquilinos una vez que la construcción acaba.
  • La jurisdicción y aparato local de un Estado capitalista, culpable de ese "crimen originario" de privar a la gente de los bienes comunes y transformarlos en la industria minera, puede ser un órgano de gestión común de la misma?
En la regulación pública existen formas juridicas que un grupo puede usar para legalizarse: asociaciones y cooperativas, y esto forma una pequeña parte de lo que es en realidad una comunidad.

Este es uno de los problemas de los Bienes Comunes. deben tener formas juridicas legalmente reconocidas por los estados capitalistas si quieren sobrevivir en un mundo capitalista.

Las formas jurídicas son jerárquicas. ¿Qué se puede hacer? La solución es la arma de doble filo de crear una asociación, donde el presidente se convierte en una especie de mártir para el grupo, ya que se le asigna entonces toda la responsabilidad legal de la gestión de este espacio. Por esto se creó una propuesta de definición de Bienes Comunes.

Ejemplo: Cooperativa Integral Catalana: No pretende ser una cooperativa en el sentido legal, pero en sentido más extenso. Entonces ¿cuáles son los factores que hacen que la legitimidad o legalidad de los municipios espacios

La gobernabilidad no puede ser dirigida. El poder popular se convierte en la forma de gestión y control, no del lado estrictamente técnico o de la que requiere una preparación o la enseñanza, pero solo de la gestión común del recurso y los grupos especializados que trabajen en ella. Incluso si hablamos de estas cosas como utopías, en la historia de los municipios que tenían reglas y castigos severos para los infractores.

Entonces el trabajo de commonizar es de instaurir formas legales que hacen más democráticas las mismas estructuras capitalistas extractivas y la administración pública centralizada privada o pública. Después de todo, no es que el estado capitalista y el consumismo es tan lejano y diferente de autogestionato mundo, y hay que verlo como algo con muchas matices de convivencia y no como dos mundos separados.

Los Commons emergentes son más pequeños: los espacios ocupados / utilizado por una comunidad de referencia. gestión y administración directa. algunas están abiertas sólo para un pequeño grupo, mientras que otros están abiertos en general. ¿por qué Can Masdeu por ejemplo, tiene que ser un bien común, y algunos espacios no? De ello se desprende una solicitud y la práctica de la administración directa de un grupo de referencia. (Porque el Palau de la musica no es un bien común? .- de cierta forma lo és para las escuelas o entidades sociales locales que la utilizan, o lo es porque en Barcelona tenemos el cine cinetika y varios cines independientes o cooperativos, además de muchos "Cine al fresco" en todas las áreas abiertas como los jardines comunitarios)

La gestión comunitaria no es suficiente por sí misma. En Napoli, L'Ex-Asilo (flickr: lasilo) ha buscado maneras de protegerse.

Normalmente si alguien quiere gestionar un espacio, la administración dice, "Hagan una asociación y les asignamos el bien" - pero esto es un espejismo legal.

Hemos construido entonces una declaración de la regulación con la que los ciudadanos, no sólo aquellos que acceden ahora, pero todo el mundo, puede acceder. Este documento te dice cómo pueden acceder las personas, define que es un participante ,que responsabilidades conlleva.

Ejemplo:
Can Battlo - cesión de uso con acuerdo informal con ayuntamiento a través de una asociacion (ass.veins La Bordeta).

La nueva propuesta de forma juridica para espacios comunes: www.exasilofilangieri.ir/regolamento-duso-civico/

Esto permite decir "mi regla viene desde abajo, pero es un sistema de comunicación en el exterior."La ciudad puede ser mejor entendido por el cartel de su extrema: un espacio reducido a la extracción privada área de negocio o consumo, o un espacio completamente anárquico donde la policía no entra. En Siria, cuando en la Confederación Democrática del Kurdistán Sirio se formaron asambleas locales, habría que ver cuales fueron los acuerdos (o falta de ellos) para asociarse con instituciones del Estado Sirio. Oí el ejemplo de una asamblea local del cantón de Cizire que decide poner un camino de la construcción de al lado. Estoy de acuerdo con la fuerza de trabajo y luego ir por el alcalde (que todavía recibe Libras Sirias del gobierno de Assad), y esto le da el dinero para comprar los materiales. De esta manera, la administración de espacio que puede contar una ciudad en la que estaba participando de alguna manera. 

Mas preguntas!
  • ¿En qué medida entonces, una declaración como la regulación del uso cívico del Ex-Asilo simplemente puede ser orientado a la humanidad de manera universal y no a un gobierno o grupo capitalista?
  • ¿Hasta dónde se puede aceptar que la creación de un nuevo común urbano significa una reducción del poder oficial o de la administración pública, es decir, reduce el gobierno central?
También me pregunto cómo un gobierno central iba a reaccionar a la idea de dejar el trabajo a las personas - bueno para la administración o el mundo comercial, porque ya no hay que gastar en estas cosas, o malo, ya que crea espacios de disidencia donde la gente recupera capcità para manejar sus vidas sin el respaldo de un sistema capitalista extractiva o gestionados por una élite.

Intervención Iolanda Fresnillo: espais buits: de escuchar como lo explica, veo el capitalismo que encuentra una via de apoyarse a los comunes en tiempos de “baja actividad” - la crisis inmobiliaria. entonces un proyecto etico/cooperativo/social entra a corto plazo renovando y dando visibilidad a un espacio por 2-4 años para que luego cuando la economia crece simplemente no se le renueva la actividad y se construye. Como estos son espacios comunes vistos como algo que pasa dentro de una economia de subvenciones y gastos desde el equipo, se financian para poder pagar alquileres o costes de suministros mediante la creacion de actividades, eventos etc. Hay esta actividad productiva para poder pagar. Licencias de actividad. (Actividades de bar que financian estos espacios podrian ser con moneda social para no tener problemas legales.)

Ejemplo:Forat de la vergnonya: Desde un proceso de autogestión popular se llega a un acuerdo con ayuntamiento/casal donde hay que llamarlo pou de la figuera y donde se destina dinero tamien al huerto mismo para materiales y desde hace poco, una dinamizadora.

Ale/Iris: pregunta/exposición sobre Hort del xino:

Para todos los okupa hay un problema de okupacion/legalizacion: mejor seguir resistiendo ilegalmente pero sin seguridad o voy hacia la legalización, como el ejemplo de los okupa de berlin con toda la perdida de autonomía que eso comporta? Que pasa si el estado se demuestra no ser benigno en terminos de ofrecer soporte a ideas socialmente positivas a lo largo del tiempo? Entonces a diferencia de la vision que se ha visto durante este encuentro de que hay que hacer que los comunes sean mas "legales" o reconocidos legalmente, hay otra posición: de que el estado y el ambito comercial no tiene potestad ni legitimidad de ser quien decide de que se compone el status quo. Entonces el bien común material de los espacios urbanos no puede ser algo que se trata de incorporar y hacer caber dentro del estado y sus estructuras locales, si no que busca el reconocimiento de la gente mas alla del estado donde viven. Osea una aceptación de una declaracion de usos que pueda dar universalidad al proyecto del huerto comunitario del huerto del xino tiene que ser desde el pueblo, desde la sociedad, no solamente desde el gobierno, y excluyendo este en el caso de que no haya manera de dialogar como iguales. Estando en Barcelona he vivido varias situaciones - el primer intento de desalojo de Can Masdeu donde se vio un surgir de un poder popular ciudadano desde el barrio, a los intentos o desalojos mas recientes de Can Vies o el Banc Expropiat y toda la fuerza popular que se vió en marcha en las calles para defender estos espacios. El balance entonces que permite que un lugar persista no viene solamente de un gobierno o ayuntamiento pero desde un barrio o entorno de uso de ese espacio. Desde lo que he escuchado quisiera proponer al hort del xino no hacerse asociacion pero hacer una declaracion universal de usos comunes del espacio para dar aceso amplio.

La respuesta (en italiano) de Giuseppe:
Cambiare la regolamentazione giuridica per imporre allo stato o al comune di obbedire alle regole di uno spazio autogestito è di per sé un atto molto radicale di ribellione.
Ritorno al concetto di Michel Bauwens del partner state - un comune(ayuntamiento) che fornisce gli aspetti piu specializzati e rispetta regole create da un comune(commons).

Il comune di napoli ha dovuto cambiare il suo regolamento interno per definire cose in modo da poter poi fare il documento di regolamento e autogoverno. Ogni passo con l'amministrazione può essere un mattone strategico per poi fare altre cose piu avanti.

Quindi giustamente bisogna non farsi associazione ma cercare cambi nelle regole del comune di barcellona se vogliamo che ad esempio l'hort del xino si perpetui nel tempo.

CAST:

Cambiar el reglamento legal para obligar el estado o ayuntamiento a obedecer a las normas de un espacio autogestionado es en si un acto de rebelion muy radical.

Se vuelve al concepto de Michel Bauwens del Partner State - un municipio (ayuntamiento) que fomenta la autogestión y que le proporciona los aspectos más especializados y respeta a su vez reglas creados a partir de los demás miembros de un Comun (commons).  
La ciudad de Nápoles ha tenido que cambiar sus reglas para definir las cosas de manera que ahora se pueda hacer un documento como el autogobierno. Cada paso de la administración puede ser un ladrillo estratégica y luego hacer otras cosas más adelante. Así que con razón no debe ser vinculante, sino buscar cambios en las reglas dell'ayuntamiento barcelona si queremos que sea el Hort del Xino será sostenida en el tiempo.

Pregunta: Apertura. Respuesta otra vez de Giuseppe:
Problema: La gente non percepisce spazi come l'Ex-asilo come spazi effettivamente aperti alla città. Con OPG Je So 'Pazzo- un centro sociale, succede la stessa cosa.

Questo succede in tutti gli spazi cosidetti aperti: sono accusati di chiusura. Forse anche per ragioni sociali se vedi un gruppo che ha molta connessione interna risulta difficile decidere di dedicarsi a far parte di questo gruppo - che poi magari gestisce uno spazio - perche poi questo sará la base dell'attivitá sociale di questa persona. Piu c'e coesione interna e meno coesione ci sarà con altri gruppi visti come esterni. Quindi se abbiamo tutti parametri etici che seguiamo ci sarebbe una volontá generale di participare ad esempio nell'orto ma visto che c'e poco tempo e la gente ha paura di mettersi in un gruppo sociale nuovo o diverso dal propio. Quindi ognuno si distribuisce nella participazione verso spazi dove ci sia un tipo di gente che attira, funziona bene assieme, risolve conflitti, ecc.----

CAST:

Problema: La gente no percibe espacios como l'asilo como espacios que se han abierto realmente a la ciudad. Con OPG je so pazzo. un centro social muy inclusivo - igual.

Esto sucede en todos los llamados espacios abiertos: se les acusa de ser espacios cerrados. Tal vez por razones sociales si ves un grupo que tiene un montón de conexión interna es difícil decidir dedicar una parte de tu vida a este grupo - entonces tal vez ejecutar un espacio - porque entonces esto va a ser la base de las operaciones comerciales de esta persona. Más existe cohesión interna y menor será la cohesión externa: No verá bien y no será visto bien por otros grupos. Una red de algún tipo podría resolver este tipo de problema. Así que si todos tenemos las normas éticas que seguimos habría una voluntad general a participar, por ejemplo, en el jardín, pero ya que hay poco tiempo y la gente tiene miedo de entrar en un grupo social nueva o diferente al propio. Así que todas las personas disponibles se distribuyen en su participación hacia espacios donde hay algun tipo de personas que atrae, funciona bien, resuelve conflictos, etc.

("La replicabilità di uno spazio comune è la sua universalità." Cacchio bisogna fare la maglietta!)

5/20/2017

El viaje del raton

Once upon a time there was a mouse who wanted to take care of a valley he had found. One day a fox turned up and said it was his valley.

"So be gone with you" said the fox, because he wanted to build houses for the humans who lived in the mountains.

The mouse walked up past the humans and their animals, past the highest peaks and on towards a temple so grand and majestic that a stairway to enter it disappeared into a cloud on which the shining temple sat.

In a huge waiting room the mouse sat for hours, then days, then weeks. Soon he could feel himself grow tired and ill from the light and lack of food. He asked a passing condor to send news to the valley of his illness.

The king of the sun looked up from his work, planning the most ambitious constructions with all the cleverest humans. He said:

"I really appreciate your issue but we can't help you. If we made an exception for you we would have to make it for everyone. Thanks for your time."

But phaxi the queen of the moon said to inti the sun king.

"We have to help her. She just wants to take care of the valley.." for the sick mouse's daughter had taken up the quest.

"We will work on it" said the sun king "and we will be in touch."

She then went all the way back down to the earth. And she kept on going, down into the darkest cave swimming down the deepest underground streams. Until she came to the great cave of mother earth.

She walked past the dancers and healers and the great feasts and halls with the most amazing festival and meeting of people's and animals. In the middle of the enormous cave with all her sisters was pachamama, mother of all creatures alive. She was so complex that every time you looked at her she was different.

The queen spoke:

"Little mouse, we can make the earth tremble and spout fire and water so that the fox cannot build on the valley that you defend. This valley will be a flag to unite all beings against the machinations of man."

But the mouse knew that a great many beings already lived in that valley and if it were to spout fire and water it would be very difficult for anyone to live there.

Luckily, Phaxi luna chimed in:

"You are always fighting the sun god, and can't even walk the earth at the same time as he. I am getting so tired of you both, and you never tell me anything".

The mouse replied:

"Dear Pachamama, queen of the earth and all life, the valley I love is not mine to mistreat, only to defend. I have vowed to protect it from all danger, and not to make it into a flag". She continued "While my father is sick at home, I have come all this way to seek your help. I did not know that you needed mine. You need to see that although you hate the sun king, and he seems to think little of you, there is one here who loves you both. Can't you see that she is the one who has been secretly bringing harmony between night and day, earth and sky all this time?"

The earth mother looked accusingly at Phaxi Luna.

"Is this true?" She asked.

The queen of the moon looked down sadly but then grew in resolve and answered -

"Yes pachamama, I only wish for the day and night to be happy again, even if it means I won't see you both so much. I love you and the sun god with all my heart, and I can see what this world would become if only you could also feel that love again."

When they looked up again, pachamama the earth mother was gone. The great cave under the earth was in turmoil as the dancers, healers, sages and party people realised their great goddess was no longer with them. The mouse said to Luna:

"I'm so sorry if I caused you trouble dear moon."

But Phaxi luna smiled and replied

"Don't worry little mouse. Any trouble you see had been there since long ago. Now at least it's out, and I think we will be okay. Go home to your valley, and I will make sure you are all protected from the fox and his plans."

The little mouse travelled up, back to her valley and to her sick father. When she arrived the whole valley was in darkness. There was no moon, no stars, no wind and no sun, but in the middle of the valley the fox sat gloating.

"When the sun returns I will bring my machines and destroy all this nonsense, to make way for my impeccable buildings."

"But don't worry little mouse. I am not evicting you or your little friends. You are welcome to stay and work in the valley for a modest rent once the building is complete."

That morning the mouse family was ready to leave with all their belongings and the little mouse wouldn't leave. She said

"That's it. I've had enough. I've spent most of my life trying to defend this land and I am not going to stop today."

She walked in front of the angry machines that were gathered there to destroy the trees and plants and make the land into a desert so they could build on it. She walked right in front and stood there defiantly.

As the sun came up over the horizon the fox gave the order and the machines trundled forward.

Just then the sky filled with clouds and lighting struck right in the path of the machines, and hit the mouse and the fox, who was in the biggest most destructive machine. The land rumbled and the earth parted and the machines began speeding away to avoid being sucked in, and then the river tide rose and watered all the cracks in the ground which became lakes. When the other animals in the forest heard about the lakes they journeyed over to see for themselves.

In the middle of the valley there was now a lake. In the middle of the lake there was a house, and in the middle of the house sat a golden mouse and a silver fox, who were known around the world as the wisest of all healers. The sun, moon and earth all seemed to make offerings to them bestowing the valley with the most wonderful flowers and animals, grateful for ever for showing them what they themselves wouldn't see, and for bringing back balance between the earth, the skies and the mountains.

1/29/2017

Aarhus, Dinamarca – Hacia una Europa autónoma – conferencia 24-26 Noviembre 2016

(subo este articulo que escribí ya hace mas de un mes! )

Estoy en el país donde todos toman café negro sin leche ni azúcar, y las bicicletas se aparcan libremente y sin ligar. Esta mañana dichas bicicletas amanecieron revueltas por el viento otoñal en montones y tiradas por las vías ciclables que son parte de cada calle de la ciudad. Es el último día y mañana vuelvo a Barcelona donde veo que hay 10 grados centigrados más que aquí. Tocó buena suerte y no bajó de los 4 grados en toda mi estancia.

 “Les va a costar entender” me había contado por teléfono el organizador del evento, que hace una estancia de visita a un proyecto sobre propriedad privada en la universidad de Aarhus: En el norte de Europa, aún hay un fuerte estado del bienestar en el que la gente suele confiar y depender en sus vidas. Aún no se ha convertido del todo en un sistema de austeridad neo liberal, aunque hubo recortes y cierres de bancos o empresas cuando la crisis golpeó Europa en el 2008, y se piensa que el dinero que hay para iniciativas sociales será siempre menor.

Entender estructuras como la de la CIC o FairCoop entonces sería difícil en un lugar donde el estado y ayuntamiento normalmente premian iniciativas sociales con dinero público, aceptación y apoyo. Esta cercanía viene desde los movimientos y desde las instituciones: la gente confía en el estado que se ve como una fuerza benigna. A pesar de esto, como en muchos países europeos – desde Austria a Francia, se constata una caída política hacia la derecha extrema que comienza a notarse en su clima anti-inmigracion. Tal como se constata en Francia con el Front National, el Dansk Folkeparti no tiene la credibilidad necesaria para ganar elecciones, pero sí para reorientar el debate político hacia la derecha.

La ciudad misma se distingue de Copenhague por ser mucho mas pequeña – un tamaño mas manejable, y aunque todos los daneses parecen ser muy simpáticos y abiertos como gente, esto parecía ser mas fuerte aún en Aarhus, que tiene un dialecto usado en la zona de Jutland. Al mismo tiempo, como en muchos países nórdicos, esta capa exterior de simpatía y apertura suele ser superficial y solo con tiempo y esfuerzo se llegan a profundizar los lazos entre la gente, o eso decían los asistentes que conocí.

El contacto para este taller extendido de 2 días nos vino desde un colectivo de agricultura nómada que se interesó por nuestras herramientas de desobediencia económica. En la práctica, los recursos financieros para pagar el catering y residencias para la estancia de invitados vinieron de la Universidad de Aarhus, pero mucho del soporte práctico vino del colectivo de sonido experimental AMOK y del Institut for X – que gestionan un terreno cedido  en el centro de Aarhus en el que existen varios espacios autoconstruidos de residencia para artistas o proyectos como el colectivo de permacultura de Aarhus. 

Nos habian invitado a mi (Ale Fernández) y a Didac Costa a hablar sobre la CIC y FairCoop durante este evento “Towards an autonomous europe” o “Hacia una Europa autonoma”. El evento reunía varios proyectos autónomos de Dinamarca y el norte de Europa, con muchos académicos y activistas presentando proyectos sobre okupación, reciclaje de comida y cooperativismo. 

Llevábamos varios meses planificando el viaje y el contenido en un hilo de correo larguísimo. Al último momento, por problemas familiares Didac canceló, pero luego puedo hacer su presentación por Skype (después de que se intentara establecer la conexión con 5 ordenadores que no fueron capaz de hacerlo!). 

Durante la primera mañana – el viernes 24 de Noviembre, varios proyectos presentaron sobre la situación de la okupación como movimiento, practica y cultura en Suecia, holanda y república checa. La conclusión en todos los casos, como habíamos visto ya en una jornada sobre okupación durante un encuentro en el encierro cooperativo de Longo Mai, Francia, este verano, es por un lado que hay mucha propriedad libre con la crisis y puede que la situación vaya en cualquier dirección según quien se meta. Los resultados de este cambio de practicas y ideas se ve por ejemplo en Klinika, en Praga, donde un cambio de actitud les ha llevado a ser más inclusivos y al mismo tiempo tener el soporte de muchos sectores de la comunidad por sus actividades sociales y manera de organizarse. 

Lo que me pareció entender desde estas charlas fue que si no se logra cambiar la idea que el okupar lo hacen solo la gente okupa, la okupación como práctica seguirá estando en peligro, y ya es imposible o se encuentra en decadencia en muchos lugares, por su progresiva criminalización y la legalización de algunos pocos okupas más establecidos. Aunque la gente denuncia el cierre de espacios o la falta de ellos - por ejemplo para hacer eventos musicales o artisticos, no piensan en la okupación. 

Pero quien sabe si nuevas formas de actuar lleven estas prácticas hacia nuevas auges. Hay otras maneras de vivir - como la vivienda cooperativa, la cesión de uso, las tierras comunales. Si nuevas olas de gente y dinámicas nuevas pueden comenzar a trabajar este espacio puede haber mas critica de la propriedad privada como concepto limitante en el desarrollo cuando este es la única manera de ser de un espacio urbano.  

Al hablar de las posibilidades y limitaciones de estas formas de vivir y actuar, una conclusión que luego Didac resaltó en su presentación sobre la CIC esa tarde, es que en muchos casos las personas que hacen parte de espacios okupados suelen tener economía propria, y en sus eventos aún se bebe y se vende cerveza industrial de marcas grandes, y las dos cosas son ejemplos de como estas formas a veces no logran superar una visión corta por tiempos, conflictos o criminalización. Hay excepciones notables a estos ejemplos, pero como cada acción positiva que uno pueda hacer, esta se puede quedar parada, o hacer parte de un camino de acciones y dinámicas. Cada acción es parte de una transición en muchos ámbitos, que se puede seguir hacia apoderarse y desarrollar la capacidad de autonomía y interdependencia sinergica para que el cambio no ocurra en un pequeño oasis pero en un entorno mas extendido y inclusivo. 

En las EcoXarxes, en la CIC, y ahora con las bioregiones, se quiso ir mas allá, desde la producción de nuestras proprias birras a centenares de otros productos y servicios, al uso de formas jurídicas como protección hacia estos trabajadores cooperativos, como la prosumición de software libre, y de moneda social, que en conjunto lleva hacia una transformación holística y integral en nuestra manera de vivir alejándonos del capitalismo globalizado y sus varias caras de estado nación.

Didac habló de muchos de estos temas, desde los orígenes de la CIC hasta algunos proyectos clave como Calafou y Ecovila Amat. Espero que cuando este artículo vea la luz, esté disponible la grabación de su charla para que la podamos compartir y no tenga que repetir aquí todo lo que dijo y probablemente ya sabéis. 

Luego yo también presenté sobre FairCoop, hablando de sus orígenes, de como surge desde una critica hacia Bitcoin y hacia las cooperativas tradicionales limitadas a un territorio, y de sus varios proyectos y iniciativas como el Fair Market, Freedom Coop y la nueva versión del software de Faircoin, FairCoin 2. Incluyo aquí mi charla, ahora subida a la red. La recepción fue muy positiva y espero que esto lleve a más encuentros y a la formación de un nodo local que siga como contacto y enlace con esta región. 

Después de preparar un arroz con acelgas hecho con comida reciclada, pude ir a ver un poquito de un concierto de noise en la Exchange Library, un pequeño local basado en el intercambio directo sin dinero y la autoproducción especialmente de comidas, donde tuve mucho gusto de ver productos como Cube Cola y Café biológico mexicano distribuidos con Feral Trade(http://Feraltrade.org ) , una iniciativa artística de distribución global autogestionada con el que participé cuando vivía en Inglaterra. 


El segundo día del encuentro tuvo lugar en el Institut for X (http://institutforx.dk/ )– descrito en el mapa del volantin del evento como  “esa cosa hippy al frente del edificio hipster” y así era. Contándonos de sus orígenes, uno de los fundadores nos contó como se había cedido inicialmente por una semana, con la entrega de la llave, pero el grupo inicial se quedó nomás, y cuando las autoridades se dieron cuenta 3 meses después de que seguían ahí, y además estaban construyendo y rehabilitando varios espacios, se comenzó a legalizar, con el pago de un alquiler y luego de los suministros. Ahora, varios años después, desde la calle parecía una colección destartalada de grandes y pequeñas autoconstrucciones, hechas por la mayoría de materiales reciclados, pero viendo mas de cerca y luego con la presentación que hizo un fundador, todo funciona de una manera muy bien organizada, y permitiendo la existencia de muchos pequeños colectivos y proyectos, algunos de los cuales son totalmente basadas en voluntariado, al lado de las empresas sociales mas grandes. Su lema es "Más es más" - dando la bienvenida a diversos proyectos con una actitud abierta.

La imagen puede contener: cielo, árbol, planta y exterior
Una imagen de una autoconstrucción en institut for x, desde su página facebook en https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10210035448815706&set=a.10154146829404385&type=3&theater
El primer colectivo a presentar ese Sábado fue “Floating Cities” (http://flydendeby.org/ ) - Ciudades Flotantes – un proyecto de autoconstrucción de naves y inventos como el barco invernadero, ahora hundido tristemente, pero todos ejemplos de autoconstrucción a partir de la basura. 

Nos cuentan “El objetivo de Flydende By es construir una sociedad sostenible desde abajo. Desarrollamos métodos para crear soluciones sostenibles decentralizadas desde recursos recuperados y organicos. Buscamos maneras de organizar el trabajo, la economía, y la manera de decidir, en una manera justa y socialmente sostenible. Y buscamos maneras de usar el oceano con sentido y de manera constructiva, como parte de una sociedad futura sostenible.” 

Como dijeron los Yes Men que habían hecho un pequeño clip sobre el proyecto (https://www.youtube.com/watch?v=weqVlgAahqc ), esta iniciativa tiene un carácter postapocaliptico que sirve para mostrar como uno podría imaginarse una ciudad de un futuro distopico pero probable, flotando sobre los mares y hecho de la misma basura que el sistema produce en esta era capitalista. Con una nave que sirve de espacio creativo, situado estratégicamente muy cerca de un centro de reciclaje, los dinamizadores habían conseguido obtener permisos y entender la via legal para acceder a los materiales reciclados que necesitaban para construir estos barcos. La propuesta, junto a Foodsharing Copenhagen(http://foodsharingcopenhagen.weebly.com/ ) que también nació de estas dinámicas, lleva a que haya un espacio de trabajo y de comida, hacia espacios autoconstruidos con una creatividad estética y temática de reciclaje marinero muy particular.


Los grupos foodsharing en general han tomado pié en el norte y centro de Europa, a diferencia que en Catalunya donde las redes de reciclaje y el reciclaje callejero de varios grupos informales o autónomos siguen siendo la manera mas conocida de obtener y compartir la comida que normalmente se tira. Los participantes gestionan acuerdos con negocios o restaurantes para recoger periódicamente comida al final del día, navegando situaciones legales que por ejemplo en Dinamarca dicen que la comida ya no es comida una vez que está en un contenedor de basura. Los puntos de reciclaje luego suelen estar en un mapa para formar rutas desde donde se organizan los participantes para llevar estos productos a un lugar donde la gente pueda pasar a recoger lo que se puede repartir. Las participantes recicladoras reciben a cambio de su trabajo una cesta para llevar a casa en base a todo lo que se haya recogido, y normalmente se hace una comida o varias comidas para consumir en el lugar mismo. Esto, mas la presentación de una nueva aplicación android para compartir comida, me dió mucha inspiración para el reciclaje urbano de comida normalmente desperdiciada en Barcelona, donde también hay un grupo de Food Sharing Barça y asociaciones como la PAA y los espigoladors. Junto a iniciativas como los grupos de consumo, distribudoras como la CAC, el Fairmarket con sus compras colectivas y las ecoxarxas, creo que se llega a una alimentación muy comunitaria, social, ética y completa.

Luego fue la presentación de Rethink Activism ( http://rethinkactivism.org/ ) un grupo que en mi opinión va mucho mas allá que otros grupos que se quedan parados con la pelea entre una retorica de protesta contra una retorica de autogestión pura, sin unión entre los dos lados para que se pueda avanzar. Desde varias organizaciones y instituciones, se les refiere la gente que tiene ganas de hacer cosas para mejorar su entorno de alguna manera. 

Los principios de base de este grupo era que cualquiera podía acercarse con una propuesta de iniciativa, no de proyecto – que ven como algo limitado en el tiempo y sujeto a dinámicas individuales de sus participantes – pero de iniciativa entendida como algo que continúa en el tiempo y se puede desarrollar en diferentes maneras según la iniciativa de sus participantes. Un ejemplo era la de un refugiado sírio que producía videos que enseñaban a su pequeña hija en Siria sobre la vida en Dinamarca para que ella pudiera comenzar a entender la cultura de este lugar antes de unirse con el resto de su familia y hacer el viaje a Aarhus. Otros ejemplos fueron una cocina al aire libre, de comida de reciclaje, y un proyecto de skate para mujeres. Todas ideas y iniciativas muy simples, apolíticas, y basadas en princípios claros. 

Por ejemplo, en vez del concepto una vez punk y ahora un poco individualista estilo IKEA del DIY o “Do it yourself” o Hazlo tu mismo - la traducción mas frecuente de la palabra “Autogestión” en los países anglosajones, se habla de manera mas reciente en el mundo de lo común, de la economía colaborativa o sharing, de DIWO o Do It With Others: en vez de hacerlo solo, hazlo con los demás. Aquí la palabra clave es “con”: Hacerlo con otros, no para otros – o sea no crear mas asistencialismo que reproduce jerarquías del benefactor bueno y el necesitado inútil, pero participar desde el mismo nivel que los demás. Otro principio clave era la que pedía a los participantes pensar en iniciativas que no requieran permiso ni dinero para poder empezar. Re-think Activism hacen un encuentro en Septiembre del 2017 y sus miembros visitarán Barcelona dentro de poco. Espero que se pueda establecer un enlace muy potente con este grupo que creo que aporta mucho al entorno activista en Aarhus y podría hacerlo también aquí en Catalunya.
Otras presentaciones fueron la de la ex-fabrica de cerámica de Makvärket, a las afueras de Copenhague - un proyecto comunitario, ecológico y social muy grande (Aquí se ve cuanto: https://www.youtube.com/watch?v=GHVIcPwU7T0 ) y que también desde la documentación y folletos que trajeron (pero mejor ir de persona para averiguarlo), muy bien organizado y activo. Por la tarde tuvimos la presentación de SqEK - un colectivo que escribe sobre la okupación en Europa, que vino a Barcelona hace un año para su encuentro anual, y que entonces traían muchos buenos recuerdos de espacios de Barcelona como Can Masdeu y que ha hecho mucha investigación sobre la migración y la okupación. El resultado de sus investigaciones son varias publicaciones muy profundizadas, que son disponibles como PDFs creative commons en su web https://sqek.squat.net/. Durante el encuentro Tina Stiegler, investigadora en migración, okupación y autonomía presentó varios libros producidos por este colectivo. 

Antes de someter nuestras orejas a los ruidos electrónicos del colectivo sonoro AMOK, acabamos con un plenario sobre la autonomía y la Europa. Cual será nuestro futuro? Sabemos que la unión hará mas posible un futuro positivo para la autonomía y el desarrollo y difusión de estas maneras de vivir y organizarnos. Al final el miedo de no entendernos quizá no era necesario. Como resultado de conocernos, haremos una lista de correo para seguir en contacto. Al volver supe que un miembro de FairCoop italia irá a vivir cerca de ahí y entonces se refuerza la posiblidad de que haya pronto un nodo Faircoop en Aarhus, como de un foodsharing y quizá cuantas otras iniciativas positivas en esta bella y tranquila ciudad. Y la okupacion? Aquí en Barcelona parece que aún se intenta


8/02/2016

Procomuns refugee fund talk

This is a slightly extended write up of a lightning talk entitled "Creating a fair market and a fund for refugees" which I gave at procomuns.net in Barcelona, March 2016
When a person arrives in a new place, seen from a P2P perspective of a node, a network  of relationships and connections to people and concepts so beautifully depicted in the myth of Indra's net. When people move around then, they are a mix of slowly fading and recombining connections to experience, knowledge, and culture, plus their long distance relationships. If not cultivated these connections to the past fade, as new connections or knowledge are gained in the new setting.

I am Ale and I work at FairCoop, where we are working to create an alternative economic system that is more democratic, ecological and... fair! 

I arrived in Europe as a child, a refugee of the Pinochet dictatorship, in 1974; we were some of the first to leave Chile and there was no official structure there to welcome us. Instead, we were welcomed by an assortment of miner unions, academic friends and neighbours in Scotland, where my parents were able to complete their studies in humanities which had so damned them in the eyes of the dictatorship, and then found work soon after. The solidarity we found there still overwhelms me sometimes.

Here is the Catalan Integral Cooperative's site: http://cooperativa.cat/ - FairCoop's origins lie there in a way: a regional cooperative and legal structures that allow for smaller cooperative groups to do their activities.

Early on when designing a more ethical counterpart to Bitcoin and its POW algorithm, we were discovered by the P2P Foundation who have supported and written about us a lot: http://p2pfoundation.net/Faircoin

So I arrived as an exile to the UK. We were some of the first to leave and were helped by Roberto Kozak, who comes across as a very corageous figure with a kind of Schindler's list role, who was working for what later became the IOM - International Organisation on Migration. Kozak recently died and was conferred an honorary Chilean citizenship. His help consisted in a deal with the Chilean secret services and authorities. We would be allowed to seek the documentation needed in order to leave the country, in exchange for a stamp on our passports that said "sin retorno". No return.

But a little while later, many more refugees began arriving to the uk. The government began to find its own solutions, asking for documentation, putting people in hotels(thankfully this is long before Tony Blair decided to poodle Bush's militarisation push and start using prisons and private security corporations), and generally finding centralised solutions to the "problem", and later on, they even denied us the right to work. Luckily, by then we had European citizenship and managed to avoid the problems that today's refugees now face. Even organisations like the IOM are now puppets of the shock doctrine which has now spread across the world where it can be found today in the EU.

When the Spanish civil war happened, Pablo Neruda, Chilean poet and diplomat, managed to secure a boat that carried civil war refugees to chilean ports along the atlantic sea, stopping first at my father's home town of Arica, where people waited to cheer and take them in; and this was repeated at each port further south, despite the ongoing crisis that was hitting their exports at the time. They contributed in hundreds of ways and there's a strong cooperativist current in Valparaiso now recognised as coming directly from that input. They even say the man who inspired president Allende to pursue a political career was an spanish ex-civil war refugee of anarchist persuasion. 

Similarly in Palestine, during the Armenian genocide, an entire neighbourhood was once cleared voluntarily to make way for incoming refugees. 

Both these acts came from solidarity but also because they valued the actual capabilities offered by these people: artisans, workers, thinkers, people who through their pain had also gained wisdom and strength.

We are not victims and “refugee” doesn't mean we are inept people who need to be taught, (actually the entire refugee convention was explained outwardly as a humanitarian issue, but internally it was accepted that it was to be able to get intelligent people from across post war borders and across the growing cold war divides between east and west). 

Like in the feminist talk at procomuns.net (just before my lightning talk) this is also a clear example of an area of the commons that isn't being valued: the long distance connections we all might carry with our places of birth or origin, or where we have some kind of connection or have passed through somehow. I once interviewed some Azerbaijani failed asylum seekers who were in Section 4 status under the United Kingdom immigration act - they were destined for deportation, but as Christians, the EU kept them from being returned to a place where they were now deemed unsafe due to EU human rights law. The couple were confined to their house, and the only currency they had access to was government vouchers allowing them to buy at places like McDonalds or Pret a Porter, and the husband said he felt like all his knowledge and connections, all his culture and language was slowly melting away. I asked - what, if anything gives you hope or happiness... and they both smiled and pointed to the tomatoes they were growing out in the garden. ( https://archive.org/details/Section4_201603 9-13m in)

Enter FairCoop
So at FairCoop we asked ourselves: how do you find a way around these laws that in so many countries force people to not be able to make use of their intelligence, abilities, experience and contacts, especially at a time when so many more refugees are arriving?

(aerial view of Zataari)
Not all countries have this ban, but for example at Zataari refugee camp no-one is allowed to work, and it's a controversial subject to even mention this. It creates several black markets, and permanent precariety.

So we tried to just sidestep it all: what if we don't use official currencies, or mainstream processes where most of the budget is typically spent on legal protection against the giants who keep the status quo going? What if we came up with our own ethical system and even our own definition of what a refugee is (make a chart showing all migrants, economic migrants, asylum seekers, then a tiny circle in the middle representing those with accepted refugee status). What if the people who normally get sued to bits for challenging the system didn't have any money to begin with?

Coopfunding
Social movements now have 2 novel ways to access funds: one is crowdfunding - but refugees don't tend to have access to bank accounts - another is through 'alt currencies': we decide where we put our money and even how this money is organised. So we've started a fund for self organised, DIY refugee centred initiatives, that allow us to create separate economies - beyond the black markets  and grey areas where refugee economies usually exist, that we can shape as a common tool, rather than be shaped by market forces of mafias, people traffickers or state oppression. With Coopfunding anyone can start a campaign - we don't charge fees, it's aimed at the common good, and is cooperatively run. Now that our credit card payments go through BetaBank, the German cooperative bank, you don't need a bank account in order to start a campaign there.

A p2p ERP for cooperative work
One of the tools we are developing at FairCoop is the Open Collaboration Platform or OCP, a fork of the NRP used in Sensorica for peer to peer process management in creating sensors. Instead, our OCP is a system that lets you map your cooperative project and add it to an ecosystem of projects all using FairCoin.  We have been collaborating on this with http://mikorizal.org/.

FairMarket
This brings us to FairMarket, which of course is the central marketplace for FairCoop members to buy and sell; in fact one does not have to have had any dealings with FairCoop before to interact with the market; to buy it is sufficient only to have some Faircoins (which can be bought at www.getfaircoin.net)and to sell one only has to apply for an account https://market.fair.coop/web/signup and have a Faircoin wallet address in which to receive funds.

These low barriers to entry, plus the fact that almost any good or service, including non-physical informational or downloadable goods, can be bought and sold using the platform, mean that people who are excluded by the current system, such as refugees, economic migrants or stateless people who are unable to open bank accounts (and thus unable to participate in online commerce) can, as long as they have a means of accessing the internet, start taking advantage of this worldwide platform to participate in an alternative economy which could potentially be both a lifeline, and a way out of the trap in which the incumbent system has placed them.

6/23/2016

Using social currencies to fund the energy transition

This post is a translation of a proposal by Susana Martín Belmonte of which the original will soon be posted!
On July 13 2016, the city of Barcelona published a government measure to create an energy operator in the city. This operator aims to accelerating the energy transition to renewable energy sources, facilitating the citizen's energy self-consumption, and providing the citizens with access to electricity generation business income, as well as addressing economic justice goals, such as ending energy poverty.

One of this project's key points is financing new renewable energy generators, and this is where the social currency that the city of Barcelona is planning can play a very interesting role.

I drafted the proposal that comes next and I shared with the economy and ecology groups, as well as the social currency group at Barcelona en Comú. In addition, this can also be framed in the working group on energy and climate change mentioned in the document.


Offer advantageous conditions for investing in electrical generators to those citizens who access the scheme

1. The energy operator  would offer citizens to exchange euros for social currency. The incentive, for example, can be obtaining joint ownership of the panel(for example 10%). In this way, a citizen can change 100€ a month for 100 units of social currency during 20 months for example (or for the time needed in order to acquire a solar panel or associated equipment).

2. The operator would use the euros collected (some or all) to buy and install solar panels or other renewable energy generators.

3. People would use the social currency to pay for:
  • Goods and services from the companies participating in the scheme (local commerce, etc).
  • The energy bill(in part): The operator accepts a percentage of the electricity bill in social currency (this percentage should be compatible with the operator's cash flow needs, and it can be increased overtime).

The system:

The system can be a mutual credit system, in which other companies and local businesses can participate. Those who sign up for electricity provision from the operator will have an additional incentive as they can then use social currency to pay for their electricity bill. It would therefore be a currency backed by green energy (at least in part: the currency could have other types of backing too). The energy operator is aimed mostly to household customers, but here I assume that some SMEs could become customers of the energy operator too.


Potential Advantages

1. Financing: An interesting amount of capital could be raised to accelerate an energy transition. Basically, the project aims to substitute euros for social currency for the purpose of  goods and services consumption, and use the euros to invest in clean energy generation instead.

2. Promoting a local economy connected to the world of energy: citizens, even with a low income, can access and take part in investing in clean energy and its benefits (both private and common) via joint ownership, without the need to save, based only on exchanging money and substituting global consumtion habits for local ones.

3. Reducing energy demand: Social currency incentivates local consumption, reduces the supply chain (in KMs) and therefore reduces carbon footprint. This complements the energy operator's strategy by reducing the city's energy demand, because if you consume a product produced within a radius of 100km you use up less energy than if you consume a product created at a distance of 1000km.

4. Local economy is boosted. Incentives can be offered so that the operator also pays citizens in for the spaces to place the panels, and for the panel's returns (when the citizen is co-owner), in social currency instead of euros. This would increase the local multiplier effect of this extra income, so it improves local employment and economic activity.

There are many other additional possibilities, but here is the outline of the basic scheme:




Precedents

- Money Market and Climate Change: Theoretical Proposal by Shann Turnbull (2009) http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1304083

- Ecoxarxa of Manresa (a bona hora) is a mutual credit system created in 2011. Participants can also buy social currency with euros. These euros are used, among other things, to purchase solar panels. The Ecoxarxa participants can use the energy generated by these solar panels and pay for it in social currency. https://abonahora.wordpress.com/

- Solarcoin: cryptocurrency (based currency block chain technology) created in 2014 to finance the installation of renewable energy generators. The market price can be followed here: https://coinmarketcap.com/currencies/solarcoin/

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Author: Susana Martín Belmonte
Translated: Alejandro Fernández and Susana Martín Belmonte
Date: 25-07-2016
Creative Commons Licence: 3.0. (Share alike)

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